Archivio per ottobre, 2010

In silenzio, per denunciare il silenzio della Chiesa. Hanno manifestato davanti a Castel Sant’Angelo, di fronte a San Pietro, per mettere le le alte sfere vaticane di fronte alle proprie responsabilità ed evitare che altri bambini in futuro possano a loro volta subire violenza da altri preti pedofili. Con cartelli e slogan, magliette bianche con su scritto ”Basta” o ”Enough”, a seconda della nazionalità, una sessantina di vittime di preti pedofili si sono date appuntamento oggi pomeriggio a Roma. Sono arrivate da tutto il mondo, ma a Piazza San Pietro non sono potute entrare (tranne una delegazione formata da due rappresentanti dall’associazione Survivor’s Voice, che ha consegnato delle lettere di vittime alle guardie svizzere). A difendere le gerarchie ecclesiastiche dal silenzio assordante di queste persone indignate, c’era un fitto cordone di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. Guidati da una solerte funzionaria decisa a far osservare il divieto di manifestazione a Piazza San Pietro, i militari hanno impedito ai manifestanti di sfilare in gruppo verso la piazza, con un cero acceso in mano, dove ciascuno di loro avrebbe voluto lasciare una pietra. Un simbolo per ricordare la giornata e per mostrare alla Chiesa cattolica la «giusta strada» da seguire.

Federico Tulli

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©Federico Tulli

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Le vittime di preti pedofili accusano la Chiesa cattolica di fare poco o nulla per evitare nuovi abusi. Il 31 ottobre, manifestazione di protesta nella Capitale di Federico Tulli

 

«Quando è successo ero un chierichetto. E non è stato solo un abuso sessuale ma una violenza spirituale. Santità, c’è un cancro che cresce nella sua Chiesa, deve fare qualcosa». Bernie McDaid era tra le cinque vittime di preti pedofili che il 18 aprile 2008 fu accolto in udienza privata da Benedetto XVI durante il viaggio pastorale negli Stati Uniti. Nei minuti concessi loro dall’entourage del Papa, che a sorpresa aveva cambiato all’ultimo momento il rigido cerimoniale, pronunciarono poche parole ciascuno. Ma quell’incontro ebbe un enorme impatto emotivo sull’opinione pubblica Usa, rivitalizzando la fiducia verso la Chiesa cattolica americana che si trovava sull’orlo della bancarotta per via dei risarcimenti miliardari pagati alle vittime di oltre quattromila preti pedofili, dal 2002 in poi. Intervistato in esclusiva dalla Cnn, Olan Horne era arrivato dal papa insieme con McDaid, pieno di scetticismo: «Non gli bacerò l’anello», aveva detto Horne prima di entrare. Uscendo invece raccontò: «Come prima cosa si è scusato. è stato straordinario, ora ho di nuovo speranza». Infine aggiunse: «Dal papa abbiamo ricevuto una promessa sincera. Questo primo passo è un inizio. Capiva le cose di cui parlavamo». Anche McDaid era soddisfatto e fiducioso: «Il Pontefice ha recepito il nostro messaggio. Le sue scuse mi hanno commosso». In realtà quei pochi minuti a cospetto di Benedetto XVI non portarono a nulla, osserva oggi Bernie McDaid: dopo quelle promesse niente è cambiato nell’atteggiamento della Chiesa. Nemmeno di fronte al fiume di nuovi casi identici a quelli statunitensi dei primi anni Duemila, che ha sommerso di recente Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Belgio e Italia. Anche in Europa, dalle autorità ecclesiastiche tante “belle” parole e pochi fatti. Ad esempio, a fronte della “tolleranza zero” nei confronti degli abusatori, annunciata dal papa sin dal viaggio americano, si è dovuta attendere la scorsa estate per veder modificare (lievemente) le norme del De delictis gravioribus, il documento che dal 2001 – rinnovando a sua volta il Crimen sollicitationis del 1962 – regola i processi canonici per pedofilia e le modalità di comportamento dei vescovi che vengono a conoscenza di un abuso commesso da chierici. Per questo motivo, e per ricordare a Benedetto XVI la promessa di cambiamento fatta due anni fa, domenica 31 ottobre Survivors voice, l’associazione delle vittime di pedofilia nel clero creata da Bernie McDaid e Gary Bergeron, organizza a Roma, a pochi passi dalla basilica di S. Pietro, una manifestazione di sostegno ai sopravvissuti. Alla giornata di protesta, che comincerà la mattina alla sede romana del partito dei Radicali italiani per concludersi nel pomeriggio a via della Conciliazione, partecipano diverse organizzazioni internazionali che si occupano dell’aiuto alle vittime di preti pedofili. È prevista anche la presenza dell’associazione “La colpa”, in rappresentanza degli studenti dell’Istituto cattolico per sordomuti “A. Provolo” di Verona, dove negli anni Cinquanta si sono verificati i casi di pedofilia venuti alla luce nel 2009. Proprio “La colpa”, lo scorso 25 settembre, ha inaugurato nel capoluogo scaligero la “stagione” italiana delle proteste contro le promesse mancate del Vaticano.

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«Violentati due volte»

A colloquio con Luciano Santoianni, avvocato del foro di Napoli e legale di bambini abusati

Nel 2008, è stato il primo in Europa a portare in un tribunale “laico” l’istruzione Crimen sollicitationis, il documento approvato nel 1962 da Giovanni XXIII rimasto segreto per quasi 40 anni. Secondo Luciano Santoianni, avvocato del foro di Napoli da sempre in prima linea per tutelare i diritti delle vittime di pedofili, questa “carta” per decenni ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Santoianni è anche il legale di diversi bambini abusati all’interno della cerchia familiare. È noto infatti che tra le mura domestiche si consumi gran parte degli abusi, come emerge anche dall’ultimo rapporto sul tema redatto la scorsa primavera da Telefono azzurro. «La pedofilia è un fenomeno che la società tende a rimuovere» ammonivano gli esperti dell’associazione. Lasciando intendere che troppo spesso i bambini vengono lasciati soli ad affrontare la devastazione subita.

Qual è il suo parere, avvocato?

Il dramma che nasce con la violenza sofferta è fatto di numerosi capitoli. Una prima grande difficoltà del bambino abusato consiste nel superare quella sorta di senso di colpa che scatta per dover rivelare di essere stato “toccato” dal papà o dal nonno, o più in generale da qualcuno di cui ci si è sempre fidato.

Diversi studi sostengono che viene denunciata una violenza ogni cento. Quello che arriva in tribunale non è che la punta di un iceberg?

Non c’è dubbio. L’idea di fare del male a una figura di riferimento, denunciandola, si somma alla profonda paura di non essere creduti e addirittura di essere accusati di mentire. Questo spiega perché sovente chi raccoglie per la prima volta il drammatico racconto della vittima, o chi percepisce i segnali di un abuso, si trova al di fuori dell’ambito familiare o parentale. Il più delle volte l’ambiente in cui la vittima si sente più al sicuro è la scuola.

Numerosi esperti, anche sulle pagine di left, hanno spiegato che il pedofilo pianifica lucidamente la violenza, agendo in un contesto che gli consenta di farla franca. è d’accordo?

In linea di massima sì. Il pedofilo circuisce la vittima giocando sull’ambiguità e inducendolo alla confusione. Quando c’è un rapporto di fiducia o affettivo, l’abuso è compiuto in maniera subdola, rasentando la linea di demarcazione che ci può essere con un rapporto amicale. La sua è una condotta violenza ma è raramente esercitata con violenza. Inoltre avviene sempre in un contesto esclusivo. Cioè mai in presenza di terze persone, tranne che in pochi casi. E questo rende ancor più complicato arrivare a denunciare il proprio carnefice.    f.t.

left 42/2010

Monsignor Girotti: Assolvere i pedofili pentiti ma non chi abortisce

Un penitente che si è macchiato del peccato di pedofilia, «se è pentito sinceramente» lo si assolve, mentre l’aborto viene considerato dalla Chiesa «un peccato riservato, speciale». Monsignor Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria del Vaticano, in un’intervista al Messaggero, spiega il sacramento della penitenza. Nel caso che un prete accolga le confessioni di un penitente pedofilo, il confessore «non solo non può imporgli l’autodenuncia ma non può nemmeno recarsi da un magistrato per denunciarlo». Inoltre, «dinanzi a casi di persone consacrate – aggiunge Girotti – soggette a disordini morali costanti e gravi, il confessore, dopo aver senza successo messo in atto tutti i tentativi per ottenere l’assoluzione, consiglierà di abbandonare la vita ecclesiastica». Nel caso dell’aborto, il monsignore sottolinea che «viene considerato un peccato riservato, speciale». «La Chiesa vuole tutelare al massimo la vita della persona più debole, più fragile – conclude – e cosa c’è di più inerme di una vita che è in divenire e non è ancora nata?».  Ansa, 11 marzo 2010

 

Pedofilia, l’esorcista Amorth a Canale5: Attacchi al Papa opera di Satana

«Gli attacchi al Papa sono suggeriti dal demonio». A parlare a News Mediaset, l’agenzia di notizie tv del Gruppo Mediaset, è padre Amorth, 85 anni famoso esorcista in tutto il mondo. Riferendosi a quanto scritto in questi giorni sul New York Times, padre Amorth dichiara a News Mediaset: «Gli attacchi di questi giorni a Papa Benedetto XVI sui casi di pedofilia sono suggeriti dal demonio….su questo non c’è dubbio…suggeriti dal demonio. Perché essendo un Papa meraviglioso, degno successore di Giovanni Paolo II, allora cercano, tramite il diavolo, di prendersela con lui». Il famoso esorcista dice anche la sua sulla pedofilia nella Chiesa, affermando che il demonio «usa» i preti per colpire la Chiesa stessa: «Il demonio ce l’ha con la Chiesa, ce l’ha a morte con la Chiesa, perché la Chiesa è la madre dei santi. Combatte la Chiesa attraverso gli uomini di Chiesa, però con la Chiesa non ha niente da fare». Padre Amorth infine non si mi meraviglia se i preti cadono in tentazione perché «il demonio tenta gli uomini di Chiesa e quindi non dobbiamo meravigliarci se anche i sacerdoti, pur essendo pieni di aiuti divini, della preghiera e dei sacramenti, cadono nella tentazione. Anche loro vivono nel mondo e quindi posso cadere come uomini di mondo». Ansa, 28 marzo 2010

 

Benedetto XVI: Pedofili e consumismo corrompono sogni dei giovani

Giù le mani dai bambini, non permettiamo che adulti senza scrupoli facciano loro del male e li privino dei sogni, proteggiamo la sacralita’ del corpo. Il Papa lancia l’allarme per i giovani e bambini spesso «vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli», attirati «nei vicoli senza uscita del consumismo», in cui «anche le realtà più sacre, come il corpo umano, diventano oggetti di consumo, e questo sempre più spesso, già nella preadolescenza». Non specifica oltre, anche se le sue parole allarmate fanno pensare alla tragedia della pedofilia che ha colpito la Chiesa anche al suo interno, oltre che alla cultura del consumismo sfrenato. Benedetto XVI ha espresso le sue parole accorate durante l’Angelus recitato dalla finestra del suo studio davanti ad alcune migliaia di persone, partendo dalla riflessione sulla figura di madre che e’ stata la Madonna. «Che grande dono avere per madre Maria Immacolata», ha commentato. «Penso ai giovani di oggi, cresciuti in un ambiente saturo di messaggi che propongono falsi modelli di felicità: questi ragazzi e ragazze rischiano di perdere la speranza perché sembrano spesso orfani del vero amore, che riempie di significato e di gioia la vita». «Non poche esperienze – ha proseguito – ci dicono purtroppo che gli adolescenti, i giovani e persino i bambini sono facili vittime della corruzione dell’amore, ingannati da adulti senza scrupoli i quali, mentendo a se stessi e a loro, li attirano nei vicoli senza uscita del consumismo: anche le realtà più sacre, come il corpo umano, tempio del Dio dell’amore e della vita, diventano così oggetti di consumo; e questo sempre più presto, già nella preadolescenza. Che tristezza – ha infine esclamato – quando i ragazzi smarriscono lo stupore, l’incanto dei sentimenti più belli, il valore del rispetto del corpo, manifestazione della persona e del suo insondabile mistero».  Ansa, 8 dicembre 2007

 

Pedofilia, il teologo Hans Kung: Ratzinger ha nascosto informazioni

Papa Benedetto XVI ha tenuto nascoste in passato importanti informazioni sui casi di abusi sessuali su minori nella Chiesa: l’accusa arriva dal teologo riformista svizzero, Hans Kung, 82 anni, che già la settimana scorsa aveva esortato il Pontefice a fare “mea culpa”’ su questi episodi di violenza. «Non c’era nessun altro uomo, in tutta la Chiesa cattolica, che sapeva così tanto sui casi di abusi sessuali – ha detto Kung a un’emittente televisiva svizzera – e certamente ex officio, in virtù della sua carica». Il riferimento, ha precisato l’ufficio di Kung, è al De delicti gravioribus, una lettera del 18 maggio 2001 inviata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger – nella sua veste di presidente della Congregazione per la dottrina della fede – ai vescovi di tutta la Chiesa cattolica. Nella missiva, ha spiegato il teologo, agli alti prelati veniva chiesto di passare a Ratzinger tutte le informazioni sui casi di abusi sessuali. Quindi, il Papa «non puo’ solo puntare il dito contro i vescovi», ha commentato il teologo sottolineando che «lo stesso» Benedetto XVI «ha dato le istruzioni quando era capo Congregazione della fede e di nuovo come Papa». Ansa, 24 marzo 2010

 

Pedofilia, Bagnasco: Peccato aberrante, relativismo ne è la causa

«Le pedofilia è sempre qualcosa di aberrante e, se commessa da una persona consacrata, acquista una gravità morale ancora maggiore»: è quanto ha affermato il presidente della Cei, cardinal Angelo Bagnasco, commentando la lettera del papa alla Chiesa irlandese, oggi durante il discorso di apertura del Consiglio episcopale permanente, il parlamentino dei vescovi italiani. «Per questo, insieme al profondo dolore e ad un insopprimibile senso di vergogna, noi Vescovi – ha aggiunto – ci uniamo al Pastore universale nell’esprimere tutto il nostro rammarico e la nostra vicinanza a chi ha subito il tradimento di un’infanzia violata». «Dobbiamo in realtà tutti interrogarci, senza più alibi ha però proseguito – a proposito di una cultura che ai nostri giorni impera incontrastata e vezzeggiata, e che tende progressivamente a sfrangiare il tessuto connettivo dell’intera società, irridendo magari chi resiste e tenta di opporsi». «È l’atteggiamento – ha denunciato – di chi coltiva l’assoluta autonomia dai criteri del giudizio morale e veicola come buoni e seducenti i comportamenti ritagliati anche su voglie individuali e su istinti magari sfrenati». L’esasperazione «della sessualità sganciata dal suo significato antropologico, l’edonismo a tutto campo e il relativismo che non ammette né argini né sussulti fanno un gran male perché capziosi e talora insospettabilmente pervasivi», ha rimarcato infine Bagnasco. Ansa, 22 marzo 2010

 

Pedofilia, Buttiglione (Udc): C’è un disegno che parte da lontano

Per il presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, oggi a Treviso per un incontro elettorale, sugli scandali legati alla pedofilia negli ambienti religiosi «c’è un disegno che parte da lontano, si cerca in ogni modo di colpire la chiesa e di coinvolgere il Papa». «Detto questo – ha aggiunto – la pedofilia è una cosa orribile, anche un solo prete pedofilo è di troppo. Ma non dimentichiamo che, purtroppo, i casi di pedofilia non ci sono solo fra i preti e che non risulta – ha concluso Buttiglione – che il problema sia più diffuso in ambiente ecclesiastico che in altri ambienti». Ansa, 26 marzo 2010

 

Pedofilia, Volonté (Udc): La Chiesa è un capro espiatorio

«Molti quotidiani internazionali e taluni Governi hanno preso di mira il Papa, il Vaticano e tutti i sacerdoti cattolici, per “lavare” la propria deplorevole assenza di azioni contro pedofilia e pedopornografia. Alle stravaganze dell’Oregon si aggiunge la Svizzera, tutti contro l’unico capro espiatorio: la Chiesa Cattolica». Lo dice Luca Volonté (Udc). «È intollerabile questa campagna a senso unico contro il Papa e la Chiesa – aggiunge l’esponente dell’Udc – che sono, da sempre, i più fermi e trasparenti nemici della pedofilia. Da Der Spiegel al New York Times, nessuna di queste testate ha mai dedicato inchieste, dossier, campagne contro pedofilia e pedopornografia. C’è da chiedersi – ha concluso – la ragione di tale dimenticanza colpevole verso crimini e mafie internazionali con fatturati da capogiro». Ansa, 28 marzo 2010

 

Pedofilia, Ali Agca: Chiedo le dimissioni di Benedetto XVI

La voglia di protesta contro Benedetto XVI e la Chiesa cattolica, accusata di aver coperto per anni gli abusi dei preti pedofili, ha contagiato anche Mehmet Ali Agca, il turco che il 13 maggio 1981 sparò a Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, il quale oggi ha chiesto «le dimissioni di Ratzinger dopo lo scandalo sulla pedofilia». Agca – che è uscito di prigione lo scorso 18 gennaio dopo nove anni e sette mesi trascorsi in carcere per l’omicidio di un noto giornalista turco nel 1979 – ha fatto le sue dichiarazioni all’Ansa dopo una conferenza stampa a Istanbul. «Chiedo che venga eletto un nuovo Papa – ha detto l’ex Lupo grigio -. Potrebbe andar bene un cardinale italiano o latino-americano, insomma da un Paese che da secoli non ha mai avuto un Papa». Ansa, 29 marzo 2010

 

Pedofilia, Cardinal Kasper: Attacco alla Chiesa oltre ogni lealtà

«Come Gesù aveva i suoi nemici anche noi, i cristiani, e la Chiesa ha sempre nemici, non solo oggi ma anche in passato, in ogni secolo e così sarà anche nel futuro. In questi giorni, nei quali non solo il Papa ma tutta la Chiesa, e così ogni fedele cioè ognuno di noi, è frontalmente attaccato e denunciato da alcuni influenti mass media in un modo che oltrepassa ogni lealtà e anche ogni verità, lo sentiamo di nuovo». Lo ha detto il cardinal Walter Kasper, presidente del pontificio consiglio per la Promozione dell’Unità dei cristiani, celebrando una messa a Roma con implicito riferimento ai casi dei pedofilia nella Chiesa emersi, in Europa e negli Stati Uniti, nelle ultime settimane. Il porporato ha inoltre rilevato che «la Chiesa oggi ha bisogno di una umile pulizia interna da sporcizie inaccettabili e noi tutti ne abbiamo bisogno, ognuno nel suo modo. Però, se ci convertiamo e ci purifichiamo, la Chiesa alla fine uscirà dalla crisi attuale rinnovata, più splendida e bella». Ansa, 29 marzo 2010

 

Pedofilia, Vaticano: Mito che il Papa possa sapere tutto

L’idea che il Papa possa sapere quel che fa ciascun prete «è un mito» mentre le accuse di insabbiamento rivolte al Vaticano sono «false e ingiustificate»: lo ha detto alla AbcNews monsignor Charles Scicluna, promotore di Giustizia della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, il religioso che supervisiona tutte le denunce sui casi di pedofilia nella Chiesa. La rete tv americana ha intervistato anche il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi: «Abbiamo veramente capito che crimine e peccato terribile sia l’abuso sessuale di minori e faremo tutto quello che è necessario per evitarlo in futuro». Ansa, 29 marzo 2010

 

Pedofilia, Binetti: Facciamo silenzio almeno a Pasqua

«Non cessano neppure in questa vigilia di Pasqua gli attacchi alla Chiesa e l’onda di sospetto proiettata sui suoi sacerdoti. Anche la Chiesa ambrosiana sembra coinvolta in una operazione che cerca di screditare una antica realtà di grande impegno sul piano educativo e nella infinita varietà delle opere di misericordia che tanti religiosi dei più diversi ordini e tanti sacerdoti mettono da secoli al servizio della comunità non solo in Lombardia, ma nel mondo intero». Lo sottolinea Paola Binetti dell’Udc. «Colpisce – spiega – questo accanimento che si riversa su di una delle Istituzioni che restano comunque tra le più amate al mondo non solo tra i cristiani, ma tra tutti gli uomini di buona volontà, capaci riconoscere il bene quando lo incontrano nel servizio alle persone malate, ai più poveri, a quanti si trovano a qualsiasi titolo in stato di fragilità e in condizioni di bisogno». «Nessuna altra organizzazione al mondo ha mai fatto tanto per tante persone, vivendo quella creatività nella carità che è il segno distintivo della nostra cultura e della nostra tradizione cristiana. Colpisce davvero – prosegue – questa acredine che partendo da alcuni casi, tutti da dimostrare e da verificare, si dilata fino a coinvolgere la chiesa nella sua generalità, senza neppure provare a fare gli opportuni distinguo e a sottolineare comunque l’infinita ricchezza del servizio svolto da tanti e tanti sacerdoti». «L’umanità del sacerdote convive strettamente con la grazia del suo ministero e genera tesori infiniti di misericordia, come ha certamente colto chi ieri si è avvicinato alle funzioni della settimana santa e ha ascoltato attraverso le omelie l’accorato appello di Benedetto XVI a pregare per la santità dei sacerdoti e a ringraziare Dio per il dono del sacerdozio. Sarebbe opportuno che nella intensità di queste giornate di Pasqua tutti comprendessimo meglio proprio questo dono e sapessimo esprimere la nostra gratitudine, distinguendo bene tra le colpe accertate o ancora da accertare, e gli infiniti meriti del sacerdozio, tanto più quando si tratta di un sacerdozio così generoso come quello ambrosiano». Ansa, 2 aprile 2010

 

Pedofilia, Vian (Osservatore Romano): Critiche al Papa un modo per vendere giornali

I continui attacchi a Benedetto XVI sulla crisi dello scandalo della pedofilia sono solo «parte di una campagna dei media per vendere giornali». Lo ha detto il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian parlando oggi con i giornalisti della stampa estera a Roma. Tra i motivi dei continui attacchi al pontefice, Vian ha evidenziato quelli economici. «I media, non solo in Italia, sono in declino. Le loro vendite sono in calo. Questo tipo di notizie aiuta a vendere. I giornalisti sanno che le storie di sesso vendono», ha affermato il direttore vaticano. Che ha poi ribadito come per il papa e per la Chiesa «la prima preoccupazione deve essere per le vittime» degli abusi. «Pensare che ci sia un complotto è ridicolo», ha aggiunto Vian, il bisogno di vendere giornali è la prima chiave per capire questa campagna» contro la Chiesa. Che, ha ammesso il direttore dell’Osservatore, dal punto di vista della comunicazione ha avuto qualche problema nel far fronte agli attacchi dei media. «Stiamo cercando di migliorare giorno dopo giorno», ha precisato, assicurando che «il Papa è ben informato di tutto e che nulla gli è stato nascosto. Lui scrive a mano – ha concluso – ma è un grande comunicatore». Ansa, 12 aprile 2010

 

Pedofilia, Avvenire: Vero affare per studi legali Usa

Il caso-pedofilia che ha coinvolto la Chiesa cattolica negli Usa è «un autentico affare» per gli studi legali che arrivano ad incassare fino al 50% dell’indennizzo, secondo una prassi che ha reso «gli Stati Uniti ostaggio degli studi legali». È il dato centrale di un’inchiesta annunciata da Avvenire, dedicata, da domani, alla Chiesa negli Usa. «Senza voler sminuire la portata del fenomeno», si legge in un comunicato, l’inchiesta vuole «capire coincidenze ed evoluzioni a catena che il fenomeno ha assunto negli ultimi tempi agli occhi dell’opinione pubblica». «Gli avvocati – afferma il comunicato – stanno conducendo una vera e propria offensiva legale ed economica, appoggiati dai principali quotidiani, che ha come bersaglio l’istituzione più strutturata della società statunitense, dotata di un’organizzazione finanziaria ben definita, tale da renderla vulnerabile ai loro attacchi». Ansa, 6 giugno 2002

 

Vaticano, Bertone: Pochi casi tra i preti

La pedofilia è una malattia che ha coinvolto anche alcuni ministri della Chiesa, ma si tratta di «un’infima minoranza». Lo ha detto monsignor Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione dottrina della fede. «Alcuni ministri della Chiesa che per vocazione hanno l’obbligo di presentare con forza l’insegnamento cristiano, hanno tradito quell’insegnamento – ha detto il prelato, nel corso della presentazione del libro di monsignor Piero Monni, “L’arcipelago della vergogna” – e la congregazione della dottrina recentemente ha preso provvedimenti con sanzioni severissime». Negli Stati Uniti, ha aggiunto, «si tratta di un centinaio di preti sulle decine di migliaia presenti e lo stesso Pontefice si è detto scosso nel profondo per i peccati dei nostri fratelli e ha condannato severamente il fenomeno». Ansa, 27 maggio 2002

 

Pedofilia, Usa: 111 vescovi (su 178) chiusero occhio su molestie

Due terzi dei vescovi cattolici americani hanno permesso a preti pedofili di continuare a lavorare nelle diocesi, pur essendo a conoscenza delle accuse nei loro confronti. È il devastante panorama di un’inchiesta del “Dallas Morning News” pubblicato alla vigilia del vertice della Conferenza Episcopale Americana che, proprio nella città texana, dovrebbe decidere una politica comune per far fronte allo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero. Almeno 111 dei 178 vescovi cattolici hanno protetto preti o monaci molestatori, ha denunciato il quotidiano di Dallas: tra questi gli otto cardinali che guidano le arcidiocesi americane, vescovi di almeno 40 stati e la maggior parte degli alti prelati autori del documento anti-pedofilia che dopodomani sarà messo ai voti della Conferenza. È l’ultima, traumatica rivelazione in uno scandalo che da gennaio ha messo in ginocchio la Chiesa Cattolica americana portando molte diocesi sull’orlo della bancarotta: ancora ieri, in extremis prima dell’apertura dei lavori, due alti prelati hanno annunciato le dimissioni. James Williams, l’arcivescovo di Lexington in Kentucky, si è fatto da parte dopo esser stato accusato di molestie sessuali da un ex chierichetto, mentre a New York il vescovo ausiliario James McCarthy ha confessato rapporti intimi con alcune donne e ha lasciato l’incarico. Un segno della gravità del momento è che, a differenza di altre riunioni della Conferenza Episcopale, questa sarà dedicata esclusivamente al tema della pedofilia: da quando lo scandalo è esploso a Boston in gennaio oltre 200 sacerdoti sono stati messi alla porta. E se la percentuale dei preti molestatori appare ancora bassa di fronte alla massa dei 46.000 sacerdoti americani, la crisi di immagine che ne è risultata ha proporzioni epiche: secondo un sondaggio della Abc, a causa dello scandalo sono ora meno della metà gli americani, il 47 per cento degli interpellati, con un’opinione positiva della Chiesa di Roma. Ansa, 12 giugno 2002

 

Pedofilia, studio Usa: 4450 preti accusati di oltre 11mila molestie in 50 anni

Tra il 1950 e il 2002, negli Stati Uniti ci sono stati 4.450 casi di preti cattolici accusati di molestie sessuali sui minori. È quanto è emerso in una ricerca condotta da un centro di studi criminali di New York, commissionata dalla Conferenza episcopale degli Usa. Lo studio sarà pubblicato ufficialmente il 27 febbraio, ma la Cnn ha ottenuto in anticipo una copia delle conclusioni. Secondo le anticipazioni, nei 50 anni presi in esame dagli esperti del John Jay College of Criminal Justice, ci sono stati 11.000 casi di accuse di pedofilia contro sacerdoti americani. Il 78% delle vittime risultano essere stati ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, il 16% tra gli 8 e i 10 anni e il 6% minori di 7 anni. Stando alla ricerca, il 3% dei 4.450 preti che sono stati al centro di sospetti avevano sulle spalle 10 o più accuse: si tratta di 147 sacerdoti che potrebbero aver molestato circa 3.000 minori. La Chiesa cattolica americana è da due anni al centro dello scandalo della pedofilia dei sacerdoti esploso nell’arcidiocesi di Boston e che poi si è allargato a tutto il paese. La ricerca storica sui casi avvenuti negli ultimi 50 anni, sui quali la gerarchia ecclesiastica è accusata di aver steso per troppo tempo un velo, fu decisa tra i provvedimenti presi dalla Conferenza episcopale degli Usa per garantire maggiore trasparenza nella gestione del fenomeno. Lo studio del John Jay college andrà ad unirsi ad una ricerca sulle cause e il contesto nei quali sono avvenuti casi di molestie.  Ansa, 16 febbraio 2004

Atti della Camera dei deputati, Indagine conoscitiva sulle violazioni dei diritti umani nel mondo. Audizione di Kevin ANNETT, Clarita VARGAS e Henry Charles COOK, rappresentanti dell’associazione di nativi canadesi “Friends and Relatives of Disappeared” (aprile 2010)

Per oltre un secolo, dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento, centinaia di migliaia di indigeni canadesi hanno subito terribili abusi nelle “scuole residenziali” gestite dalla chiesa cattolica e dalle varie chiese protestanti. Violenze fisiche, sessuali, elettroshock, sperimentazioni di psicofarmaci, sterilizzazioni, costretti a dimenticare la propria lingua, la famiglia, le tradizioni, la propria religione e a cristianizzarsi. Stime realistiche parlano di 50.000 bambini scomparsi. L’ultima scuola residenziale è stata chiusa nel 1996, ma la storia del genocidio ha fatto il giro del mondo la prima volta nel 2007 quando il film-doc di Annett, “Unrepentant”, è stato premiato come miglior documentario al Los Angeles Indipendent Film Festival. Nel 2008 il premier canadese Stephen Harper ha chiesto scusa in via ufficiale alle vittime, ai superstiti e ai loro familiari, dando il via a un’inchiesta governativa che prosegue ancora oggi. Nel 2009 Benedetto XVI si è detto «rammaricato» per quanto è successo. Nell’aprile del 2010 Annett, Vargas e Cook sono stati invitati in Italia dalla commissione presieduta da Furio Colombo dove hanno ricostruito il dramma vissuto dal loro popolo.

Link al documento

Telefono Azzurro, Dossier pedofilia (gennaio 2008-marzo 2010)

Dalla premessa:

La pedofilia è un fenomeno che la società tende a rimuovere. In Italia, in particolare – come Telefono Azzurro denuncia da anni -, la quota di “sommerso” relativa al fenomeno è allarmante. Rispetto a stati come Francia e
Inghilterra, dove il numero ufficiale di minorenni vittime di abusi sessuali è superiore, nel nostro Paese è  presumibilmente molto alto il numero di casi di pedofilia che non vengono denunciati. In Italia, infatti, la situazione è ancora frammentaria: mancano un sistematico monitoraggio ed una reale condivisione di dati tra organismi istituzionali e associazioni di volontariato. In assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e un monitoraggio della casistica, i dati disponibili sono pochi e non esaustivi. Passa così l’idea,  nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno circoscritto a determinati ambiti che di volta in volta finiscono alla ribalta della cronaca (come la scuola o la Chiesa), o specifiche realtà di degrado sociale; mentre i dati ci dicono chiaramente che si tratta di un fenomeno pervasivo, che purtroppo è presente in tutti i contesti nei quali siano presenti bambini.

Link al documento (.pdf)

Germania, Der Spiegel: Perché il Papa non si dimette?

Di fronte alle accuse di silenzio sugli abusi sempre più insistenti «perché il Papa è ancora in carica?»: se lo chiede il settimanale tedesco Der Spiegel in un commento pubblicato online. Il Papa – osserva Der Spiegel – viene messo sempre più in «cattiva luce» dallo scandalo degli abusi sessuali su minori, la Congregazione per la dottrina della fede ha «rinunciato» nel 1996 – quando Benedetto XVI guidava questo organismo – a punire un prete pedofilo e la sua autorevolezza come leader della Chiesa «diminuisce: allora – conclude – perché è ancora in carica?». Ansa, 26 marzo 2010

 

Stati Uniti, National Catholic Reporter: Cattiva gestione, il Papa risponda

Un coro di voci sempre più furiose si alza in seno alla Chiesa Cattolica americana, chiedendo una serie di risposte da parte del Vaticano ai suoi numerosi interrogativi. Oltre ad accusare i vertici di avere contribuito ad insabbiare nel corso degli anni una serie di abusi commessi dai preti sui minori, i cattolici Usa ce l’hanno per i toni usati in passato attraverso affermazioni smentite dai fatti, come la convinzione che il fenomeno della pedofilia sia essenzialmente americano (o anglosassone), e non riguardi le altre chiese. Una voce autorevole come padre James Martin, un famoso gesuita americano, spiega che per risolvere lo scandalo della pedofilia le Chiese Cattoliche devono prendere quella americana come modello. Martin, uno dei responsabili di America Magazine, il settimanale dei gesuiti Usa, spiega in una intervista telefonica con l’ANSA che la Chiesa americana, investita da un enorme scandalo di abusi sui minori all’inizio del secolo, ha tentato di fare il necessario per risolvere il caso affrontando il problema «con grande vigore e trasparenza, cercando di ottenere il perdono, scusandosi e offrendo riparazioni». Solo in questa maniera, puntualizza il gesuita, «si potranno gettare le basi necessarie perché questo non succeda mai più», mentre occorre evitare l’atteggiamento contrario e cioè «nascondere la verità e accusare i media. Risolvere il problema aiuterà la Chiesa». È particolarmente severo il National Catholic Reporter, che in un editoriale chiede a Papa Benedetto XVI di rispondere agli interrogativi sulla «cattiva gestione» dei casi di abusi sessuali nel clero, non solo durante la attuale crisi ma anche in precedenza. Cioè durante il suo mandato negli anni Ottanta come Arcivescovo di Monaco e quindi come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in Vaticano. «Il Santo Padre deve rispondere direttamente agli interrogativi, in un foro credibile, sul suo ruolo come arcivescovo di Monaco, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e come Papa», scrive il Ncr, aggiungendo: «Lo chiediamo come giornalisti, ma soprattutto come cattolici convinti che a circostanze straordinarie occorra una risposta straordinaria». Una prima risposta alle preoccupazioni della Chiesa Usa le ha date il cardinale americano William Levada, attuale prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, secondo cui gli scandali sono venuti alla luce anche perché Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Joseph Ratzinger (il suo predecessore alla Congregazione) hanno cambiato radicalmente le cose, rifiutando di chiudere gli occhi. L’affermazione non sembra pero’ convincere tutti. «Se non ci fosse stato il Boston Globe, lo scandalo della pedofilia negli Usa non sarebbe mai venuto fuori, e lo pensiamo in tanti», spiega un prete americano chiedendo di mantenere l’anonimato. Ansa, 27 marzo 2010

 

Gran Bretagna, Guardian: Italia-Vaticano contro Resto del mondo

Sulla questione pedofilia «è guerra tra Vaticano e resto del mondo», titola un articolo del quotidiano inglese The Guardian, riprendendo una dichiarazione dell’arcivescovo di Acerra monsignor Antonio Riboldi. Il giornale londinese dà ampio spazio ai recenti casi di abusi emersi in ambito ecclesiastico sottolineando che «c’è una forte differenza tra la visione dell’Italia e della Santa Sede e quella degli altri Paesi». Nell’articolo si fa riferimento a un sondaggio promosso in Germania dalla rivista Stern, secondo cui, dopo lo scoppio dello scandalo pedofilia, la fiducia in Benedetto XVI «è crollata, dalla fine di gennaio, dal 62% al 39%. Dall’altro lato, scrive The Guardian, le opinioni sono diverse con il vaticanista italiano Sandro Magister che sul suo sito sostiene come «le critiche al pontefice hanno rafforzato la sua autorità, sia rispetto ai vescovi sia rispetto ai fedeli». Ratzinger, aggiunge Magister, sta uscendo dallo scandalo «più forte di prima, come un uomo molto deciso che è visto dalla Chiesa come colui che ha fatto più di ogni altro per combattere la piaga della pedofilia». Secondo il Guardian, tuttavia, oltre i confini italiani le impressioni sono ben diverse. Il britannico Michael Walsh, autore e biografo cattolico, ritiene che il pontefice «è destinato a subire danni. Lo scandalo si sta pian piano avvicinando a lui». E – conclude Walsh – il caso degli abusi influenzerà anche la visita in Gran Bretagna del pontefice: «Qui non è popolare e non penso avrà una calda accoglienza». Ansa, 27 marzo 2010

 

Pedofilia, Avvenire: Contro il Papa “vociare vigliacco”

«Il vociare vigliacco contro un Papa che spende ogni energia per rialzare l’uomo, la sua anima, la sua ragione» è nuovamente condannato con forza dal quotidiano cattolico Avvenire, in un editoriale firmato da Francesco Ognibene. « È chiaro – accusa il giornale di proprietà dell’episcopato italiano – che più d’uno desideri di sporcare la veste bianca di questo testimone limpido e forte, e allestisca con ogni cura progetti di rovina». Ansa, 30 marzo 2010

 

Stati Uniti, New York Times: Una inquisizione per il Papa

«Un’inquisizione per il Papa?». La columnist del New York Times Maureen Dowd, nota per la sua penna al vetriolo, lancia un’altra provocazione oggi dopo avere proposto alcuni giorni fa, in un altro articolo, «una suora come Papa». «Arricchendola con l’immagine della corona di spine, la Chiesa Cattolica ha avviato un blitz di pubbliche relazioni nella settimana di Pasqua per difendere un Papa che ha seguito la cultura perversa di proteggere i molestatori e la reputazione della Chiesa piuttosto che i bambini (a volte disabili) vittime degli abusi», scrive la giornalista oggi sul New York Times. «Questa settimana di confessioni speciali procede mentre il Papa resiste alla pressione da parte dei cattolici di tutto il mondo di offrire la sua propria confessione e penitenza sulla cascata di abusi sessuali che furono ignorati anche dalla diocesi in Germania e dal dipartimento in Vaticano da lui a suo tempo guidati», scrive la Dowd. Così la Settimana Santa è diventata la settimana del “Cover-Up” e del “Dai la colpa agli altri”. Nella sua campagna di difesa, il Vaticano «ha così lasciato andare il catechismo e preso invece in mano il manuale di pubbliche relazioni usato da Washington per i peccati politici», afferma la columnist. La Dowd elenca la strategia di base usata dal Vaticano per proteggersi. «Primo: dichiara qualsiasi nuova rivelazione “vecchia e poco importante”. Secondo: dai la colpa a qualcun altro anche se si tratta del tuo predecessore avviato alla santità. Terzo: afferma che il nero è bianco. Quarto: demonizza i gay. Quinto: dai la colpa alle vittime. Sesto: alza un po’ di polverone. Settimo: usa la “’difesa Cheney” dell’onnipotenza, che il vice-presidente applicava ai segreti della Casa Bianca. Gli avvocati del Vaticano sosterranno che il Papa gode di immunità come capo di Stato e che i vescovi che hanno permesso una cultura di abuso non erano dipendenti del Vaticano. Forse lavoravano per la Enron». Ansa, 31 marzo 2010

 

Gran Bretagna, Economist: Papa sbaglia, non è “chiacchericcio”

Il Papa ha sbagliato a non affrontare apertamente lo scandalo pedofilia che sta scuotendo la Chiesa cattolica e le accuse che – seppur indirettamente – lo riguardano, dando l’impressione di pensare che tutta la vicenda si riduca a un mero “chiacchiericcio”. A sostenerlo è il settimanale britannico “The Economist” nel nuovo numero in uscita domani di cui è stata fornita un’anticipazione. In un articolo del corrispondente da Roma – titolato “’Quando le parole mancano, ancora una volta” -, il settimanale osserva che il Pontefice domenica scorsa, durante la messa delle Palme all’inizio della settimana santa, «aveva un’opportunità perfetta per rispondere». Benedetto XVI però, sostiene l’Economist, «non ha fatto alcun riferimento specifico allo scandalo, ma ha spiegato che la fede avrebbe aiutato i fedeli a non lasciarsi intimidire dal “chiacchiericcio delle opinioni dominanti”». «Inevitabilmente – scrive ancora il settimanale – il suo è stato interpretato come un riferimento allo scandalo, ed è rimasta l’impressione che Benedetto pensasse che le accuse di pedofilia siano solamente chiacchiericcio. È stato uno scivolone che il Vaticano non poteva permettersi nel mezzo di una crisi che minaccia la fedeltà di molti cattolici». Il settimanale riporta poi le ultime vicende che hanno chiamato in causa Benedetto XVI quando era arcivescovo di Monaco e poi prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede assieme alle proteste dei vertici ecclesiastici, secondo i quali è «ingiusto» attaccare Ratzinger, un papa che si sta muovendo con molta maggior forza rispetto al suo predecessore nell’affrontare gli abusi sessuali. «Ma ci sono prove del fatto che egli non sia stato sempre così intransigente – chiude l’Economist – e per adesso, in questo affare, il passato conta più del presente». Ansa, 31 marzo 2010

 

Stati Uniti, Wall Street Journal: Catastrofe della Chiesa Cattolica, la Santa Sede non attacchi i media, li ringrazi

“La catastrofe della Chiesa cattolica”. Così s’intitola un duro intervento sul sito web del Wall Street Journal di Peggy Noonan, figura molto autorevole della destra americana, in cui osserva che «la Chiesa dovrebbe ringraziare la stampa», per aver fatto emergere lo scandalo dei preti pedofili, «e non attaccarla». Il giudizio di Noonan, ex ghost writer ed assistente particolare del Presidente Ronald Reagan, è molto severo. Di recente capita spesso, scrive Noonan, che individui cresciuti all’interno di organizzazioni «potenti e venerabili», credano che qualsiasi loro azione non possa danneggiare «l’istituzione» a cui appartengono. Pertanto credono sia possibile ogni abuso, senza che ai singoli membri sia chiesto di proteggere l’intero «establishment» che si ritiene «invulnerabile». «In passato è capitato a Wall Street», sintetizza Noonan, oggi capita alla «Chiesa cattolica», in cui «centinaia di sacerdoti e vescovi hanno sempre pensato di poter fare qualsiasi danno alla Chiesa e che tutto si sarebbe risolto», che, alla fine, «la vecchia Chiesa sarebbe sopravvissuta». «Ma noi vediamo in modo più chiaro rispetto all’anziana gerarchia cattolica i danni che questi scandali hanno provocato». Danni che, secondo Noonan, condizioneranno almeno una generazione. «Una catastrofe – la definisce Noonan – diventata pubblica prima negli Stati Uniti e ora in Europa, in grado di incrinare la reputazione e l’autorità della Chiesa». Infine difende a spada tratta il comportamento della stampa sull’intera vicenda: «I vertici ecclesiastici hanno attaccato i giornali dicendo che hanno fatto gossip pieni di attacchi faziosi. Ma non è vero. I media, in Usa come in Europa, sono in questo momento i migliori amici della Chiesa perché hanno raccontato i fatti e hanno spinto la Chiesa ad affrontare l’argomento. Il Vaticano non dovrebbe attaccarli ma ringraziarli per il loro lavoro». Ansa, 2 aprile 2010

 

Pedofilia, Radio vaticana: Rapporto Usa coinvolti solo lo 0,03% di preti

La “campagna” orchestrata contro la Chiesa cattolica risulta «ancora più strana e paradossale» se si pensa che ad esempio negli Stati Uniti i sacerdoti cattolici coinvolti in casi di abusi pedofili sono meno dello 0,03%. È quanto scrive la Radio Vaticana sul suo sito web citando «un rapporto governativo statunitense del 2008 sugli abusi». «Per oltre il 64% – riporta la Radio Vaticana sulla base del rapporto – sono commessi da genitori, parenti o conviventi, dunque all’interno delle relazioni familiari; nelle scuole del Paese quasi il 10% dei ragazzi subisce molestie. Per quanto riguarda i sacerdoti cattolici coinvolti – conclude – si stima che siano meno dello 0,03%». Ansa, 5 aprile 2010

 

Germania, Stern: Maciel protetto da Wojtyla, Ratzinger fermò il caso

«Quando il cardinale Joseph Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI) ancora guidava la Congregazione per la dottrina della fede, la sua istituzione archiviò una processo inquisitorio nonostante fossero state formulate le più pesanti accuse» verso Marcial Maciel Degollado, fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, «particolarmente protetto dal defunto papa Karol Wojtyla». Lo scrive il settimanale tedesco Stern – in un’anticipazione diffusa oggi – sottolineando che sarà presentato «a fine aprile» il rapporto sull’ispezione ordinata l’anno scorso da papa Benedetto XVI sulle istituzioni legate all’ordine dei Legionari di Cristo dopo le accuse a Degollado, morto nel 2008, di abusi sessuali e concubinato, scrive ancora lo Stern nel riproporre il caso del prete messicano che «ha violentato decine di seminaristi minorenni». Oltre alle note accuse nei confronti di Maciel, il settimanale di Amburgo parla di suoi «conti alle Bahamas» e di una sua presunta capacita’ di bloccare «per anni tutte le inchieste» interne in quanto «era uno dei più efficienti raccoglitori di donazioni della Chiesa cattolica ed un particolare protetto del defunto papa Karol Wojtyla», ribadisce lo Stern. Il processo contro il fondatore dei legionari di Cristo, come registrarono le cronache, subì rallentamenti durante il pontificato di Giovanni Paolo II e registrò invece un’accelerazione dopo la sua morte con l’elezione di Benedetto XVI. Nel 2006, sotto papa Ratzinger, il Vaticano, al termine di un’inchiesta quasi decennale su abusi sessuali ai danni di seminaristi, decise comunque la sospensione “a divinis” di Maciel e, tenendo conto sia della sua età avanzata sia della sua salute cagionevole, si rinunciò al processo canonico (che avrebbe potuto portare alla riduzione allo stato laicale): Maciel fu però invitato ad una vita riservata di preghiera e di penitenza e alla rinuncia ad ogni ministero pubblico. Ansa, 7 aprile 2010

 

Francia, Le Monde: Bilancio di Benedetto XVI appare oscuro

«Dopo cinque anni di pontificato, il bilancio di Benedetto XVI appare oscuro». Lo scrive il quotidiano francese Le Monde, che oggi – in due lunghe pagine intitolate “La Chiesa, tra via crucis e rinnovamento” – raccoglie diversi punti di vista in merito allo scandalo dei preti pedofili. «L’ondata di vicende di pedofilia si aggiunge ai fallimenti dell’ecumenismo e del riavvicinamento interreligioso. Quale avvenire per il cattolicesimo?», si chiede ancora il quotidiano francese, secondo cui il bilancio provvisorio del pontificato di Benedetto XVI e il suo stile «sono controversi». In un altro articolo la giornalista Caroline Fourest punta il dito contro l’espressione “papafobia”. «Esattamente come la parola islamofobia, che serve a far passare per razzista ogni spirito critico dell’integralismo islamico, anche la parola “papafobia” è stata forgiata per intimidire». Sul suo sito internet Le Monde pubblica inoltre un appello firmato da decine di personalità politiche e della società civile, dal titolo “Solidali con le vittime e solidali con la Chiesa cattolica: l’appello dei cristiani per la verità». Ansa, 9 aprile 2010

 

Stati Uniti, New Yorker: Iniquità peggio che ai tempi di Lutero

Le «iniquità» che stanno agitando in questi giorni la Chiesa per lo scandalo della pedofilia «sono più scioccanti» di quelle che indignarono mezzo millennio fa Martin Lutero: lo scrive il settimanale New Yorker intervenendo per la prima volta sull’emergenza degli abusi sessuali del clero cattolico. Secondo il New Yorker la differenza rispetto al clima da cui scaturì la Riforma protestante, è che «la società di oggi è incomparabilmente più libera di allora». La rivista americana ricorda gli attacchi della stampa e dei vertici vaticani ai media ma afferma che, «senza la loro perseveranza, le sofferenze di decine di migliaia di bambini sarebbero tuttora un segreto». E se la Chiesa «riuscirà a liberarsi della sua vergogna avrà un debito di riconoscenza con gli avvocati, i giornalisti e soprattutto le vittime e le loro famiglie che hanno avuto il coraggio di perseverare, contro una resistenza formidabile, per ottenere giustizia». Ansa, 13 aprile 2010

Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dei fanciulli e dell’infanzia (Gruppo CRC), I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. 2° Rapporto supplementare alla Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2009)

Il 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC) è stato pubblicato il 18 novembre 2009 e sottoscritto da tutte le 86 associazioni del Gruppo CRC. Con la pubblicazione del 2° Rapporto Supplementare si è completato il primo ciclo di monitoraggio realizzato dal Gruppo CRC, avviato a partire dalla pubblicazione delle Osservazioni del Comitato ONU indirizzate all’Italia nel 2003. Nell’ambito di tale percorso è stato progressivamente ampliato l’angolo di osservazione del Gruppo CRC includendo nuove tematiche, ma garantendo al contempo un aggiornamento puntuale sulle questioni già affrontate, fino ad arrivare a comprendere tutti e 8 i gruppi tematici in cui il Comitato ONU ha suddiviso i diritti della CRC.

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Consiglio d’Europa, Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, STCE n° : 201 (ottobre 2007)

Convenzione di Lanzarote: trattato aperto alla firma degli Stati membri, degli Stati non membri i quali hanno partecipato alla sua elaborazione e dell’Unione europea e all’adesione degli altri Stati non membri. Apertura alla firma:25/10/2007. Entrata in vigore: 1/7/2010

Questa Convenzione è il primo strumento giuridico che impone agli Stati di criminalizzare tutte le forme di abuso sessuale nei confronti dei minori, ivi compresi gli abusi commessi entro le mura domestiche o all’interno della famiglia, con l’uso di forza, costrizione o minacce. Le misure preventive enunciate nella Convenzione riguardano il  reclutamento, la formazione e la sensibilizzazione delle persone che lavorano a contatto con i bambini, l’educazione dei minori, perché ricevano informazioni sui rischi che possono correre, e sui modi per proteggersi, e misure e programmi di intervento per prevenire il rischio di atti di abuso da parte di soggetti che già si sono resi colpevoli di tali reati o che potrebbero commetterli. La Convenzione prevede dei programmi di sostegno alle vittime, invita gli Stati a prendere le misure necessarie per incoraggiare ogni persona che sospetti episodi di abuso o di sfruttamento sessuale a riportarli ai servizi responsabili, e a creare servizi di informazione, quali linee telefoniche speciali di aiuto e siti internet per fornire consigli e assistenza ai minori. Prevede altresì che siano perseguite come reati penali certe condotte, quali le attività sessuali con un minore, la prostituzione di minori e la pornografia infantile. La convenzione penalizza inoltre l’utilizzo di nuove tecnologie, in particolare internet, allo scopo di compiere atti di corruzione o abusi sessuali sui minori, per esempio mediante il “grooming” (adescare il minore creando un clima di fiducia per incontrarlo a scopi sessuali), fenomeno particolarmente inquietante e in aumento, che vede coinvolti minori molestati sessualmente da adulti incontrati nelle chat on line o nei siti di giochi. Al fine di contrastare il turismo sessuale che coinvolge bambini, la Convenzione stabilisce che gli autori possano essere perseguiti per certi reati, anche se l’atto è stato commesso all’estero. Questo nuovo strumento giuridico garantisce inoltre che i bambini vittime di abusi siano protetti durante i procedimenti giudiziari, provvedendo a tutelare, ad esempio, la loro identità e la loro vita privata. L’adozione della Convenzione rientra nell’ambito del Programma triennale del Consiglio d’Europa “Costruire un’Europa per e con i bambini”.

Link al documento (versione in inglese)

Organizzazione delle Nazioni Unite, Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia
(novembre 1989)

La Convenzione sui diritti dell’infanzia è il primo trattato sui diritti umani maggiormente ratificato nella storia umana ed è il più importante strumento giuridico a disposizione di tutti coloro – individui, famiglie, associazioni, governi – che si battono per un mondo in cui ogni bambino e ogni bambina abbiano le medesime opportunità di diventare protagonisti del proprio futuro. Approvata il 20 novembre 1989 dall’Assemblea Generale dell’ONU e ratificata da 193 Stati la Convenzione ha profondamente innovato il panorama internazionale dei diritti umani, affiancandosi agli altri
storici trattati concepiti a tutela dell’individuo, come la Convenzione per l’eliminazione delle discriminazioni contro la donna (1979) o i Patti sui diritti umani del 1966.

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Congregazione per la dottrina della fede, Modifiche introdotte nelle Normae de gravioribus delictis riservati alla Congregazione per la dottrina della fede (maggio 2010)

Varate nel maggio del 2010 dal prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il cardinale William Joseph Levada, e approvate da Benedetto XVI, le Nuove normae sono state rese pubbliche due mesi dopo. Rappresentano un sorta di tagliando al De delictis gravioribus che nel 2001, stabilendo quali siano i delitti più gravi contro la fede, accompagnava un motu proprio di Giovanni Paolo II, il “Sacramentorum sanctitatis tutela”.  Tra le novità di competenza della Congregazione, delitti come la pedopornografia e abusi sessuali su persone mentalmente disabili; processi più rapidi e più incisivi contro i preti pedofili, con la possibilità, in casi gravi, di saltare l’iter del giudizio canonico e di punire i colpevoli con decreti pontifici ad effetto immediato. Presenza di laici nei tribunali della Chiesa e nessuna impunità nemmeno per i cardinali: la Congregazione per la dottrina della Fede potrà indagare anche su di loro. Nelle nuove norme non si parla del rapporto di collaborazione con la giustizia civile. Permane quindi il segreto pontificio sui processi canonici per pedofilia e l’assenza, per i vescovi, dell’obbligo di denuncia, alle autorità civili, dei reati di cui vengono a conoscenza.

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